
Sembra un fatto uscito direttamente da un film di fantascienza, invece è la pura realtà: a Novembre 2014, in Olanda, più precisamente nella cittadina di Krommenie, è stata inaugurata la prima pista ciclabile “a energia solare” del mondo. La pista, lunga 70 metri, è stata ideata e realizzata dall’Organizzazione Olandese per la Ricerca Scientifica Applicata (TNO) come risultato pratico e tangibile del progetto SolaRoad, nato in seno all’Organizzazione e basato su un concetto completamente innovativo per quanto riguarda la produzione di energia sostenibile.
Come si evince anche dal nome, frutto dell’unione delle parole “solare” e “strada”, il perno di questo progetto è lo sfruttamento dello stesso manto stradale come mezzo per produrre energia elettrica completamente ecologica e utilizzabile per alimentare, ad esempio, l’illuminazione e la segnaletica stradali. Per ora il progetto si concentra solo sulla creazione di piste ciclabili, ma in caso di ulteriore sviluppo con applicazione al vero e proprio manto stradale, si creerebbe una vera e propria nuova fonte di energia anche per le abitazioni e, chissà, anche per le future macchine elettriche.
Come può avvenire una cosa del genere? Scordatevi i classici pannelli solari: il manto stradale stesso costituisce un unico, esteso pannello che assorbe e converte immediatamente l’energia solare in elettrica. Tale manto può essere realizzato in tre diverse versioni, a seconda delle esigenze: superficie antiscivolo, superficie resistente e superficie agevole. Analizziamo un po’ più a fondo le tre categorie:
– superficie antiscivolo: composta da un primo livello superficiale in vetro antisfondamento ricoperto da un rivestimento antiscivolo, che garantisce sia ai pedoni che ai ciclisti una presa salda sulla pista. Il rivestimento antiscivolo è ancora soggetto a vari test di laboratorio per comprenderne l’effettiva resistenza a lungo termine, e i risultati sono già soddisfacenti.
– superficie resistente: studiata in modo da resistere ad un uso quotidiano e frequente, in questo tipo di superficie le celle solari e il vetro temprato sono disposti in modo tale da aumentarne al massimo la durezza. Infatti, questa superficie deve essere in grado di supportare perfettamente non solo il peso dei ciclisti, ma anche quello dei veicoli di servizio, senza dimenticare la necessaria sopportazione richiesta in caso di cadute improvvise di oggetti e urti. Attualmente è sottoposta a vari test di laboratorio meccanici e termali per assicurarne la resistenza anche a contatto con agenti come il caldo, il freddo e le sostanze saline.
– superficie agevole: è costituita da una serie di elementi prefabbricati posizionati in fila indiana, interconnessi l’uno all’altro in modo che non ci sia alcun dislivello nella transizione da un elemento all’altro, contribuendo a creare un percorso più confortevole per gli utenti. La superficie agevole è inoltre progettata specificatamente per non essere danneggiata dall’espansione e contrazione causate dai cambiamenti di temperatura.
Ma nonostante queste premesse piuttosto incoraggianti, al’inizio non è stato tutto rose e fiori: la realizzazione della pista ha sollevato vari malcontenti. Primi fra tutti, quelli che si lamentava del costo troppo elevato: infatti nel progetto sono stati investiti quasi 3,7 milioni di euro; altre proteste contestavano le reali possibilità di funzionamento di un sistema che non utilizza pannelli orientati verso il sole (come quelli posizionati sui tetti o situati nei campi di “coltura” d’energia solare), ma posizionati parallelamente al terreno. Infine, c’era persino chi sottolineava che i ciclisti e i pedoni, percorrendo la pista, con le loro ombre avrebbro oscuraro milioni e milioni di fotoni che, quindi, non sarebbero mai stati trasformati in energia.
Eppure, alla fine tutte queste obiezioni si sono dimostrate infondate: ad oggi, sette mesi dopo la sua apertura, la pista sta producendo una quantità di energia elettrica ben superiore a quella prevista, con 3’000 chilowattora d’elettricità. Nonostante il costo elevato, che comunque deve essere tenuto in considerazione solo parzialmente tenendo conto che si tratta di un progetto ancora sperimentale, si può dire con certezza che questo potrebbe essere l’inizio di una vera e propria rivoluzione non solo nel campo dell’energia sostenibile, ma anche in quello urbanistico.